Il seguente progetto si propone di analizzare l’attuale fenomeno di trasformazione e digitalizzazione delle nostre città con l’intento di delineare -e discutere- i punti di maggior interesse.
In un panorama confuso, dove la definizione stessa di “città intelligente” risulta ancora poco chiara, abbiamo deciso di non focalizzarci su un singolo aspetto della dimensione cittadina. Una città potrà difficilmente essere compresa senza tenere di conto tutti gli elementi che la costituiscono, e privilegiare l’aspetto tecnologico piuttosto che quello sociale -o viceversa- difficilmente potrebbe portarci a una reale comprensione. La nostra convinzione, infatti, è che per rendere giustizia a tale realtà l’unica soluzione sia quella di intenderla come sistema complesso, e, come ben spiegato da Edgar Morin, «v’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto […] e quando v’è un tessuto interdipendente, interattivo e interretroattivo fra le parti e il tutto e fra il tutto e le parti.»
Abbiamo volontariamente deciso di non dividere “gerarchicamente” gli argomenti trattati, né di proporli in ordine rigoroso e lineare. Tale scelta è legata alla convinzione che non esista un modo univoco di approcciarsi alla materia.
Il nostro progetto si presenta come ipertesto “interattivo”, in cui viene consentito al lettore un approccio meno rigido e più sincronico al testo.
Attraverso l’indice, sarà possibile muoversi liberamente all’interno del testo, scegliere certi “moduli” piuttosto che altri, e fruire delle informazioni a seconda dei propri interessi. I singoli “moduli” non dovranno comunque essere considerati come isolati, ma come diverse sfaccettature di un sistema più ampio.
L’ambizione non sarà certo quella di trovare risposte univoche ed assolute ad un problema tanto vasto, ma piuttosto dimostrare che una risposta assoluta, che si ponga come strada unica da intraprendere per “cambiare” le nostre città, non esiste. La nostra idea, infatti, è che non sia necessario abbracciare un modello di città precostituito per intraprendere la strada verso il futuro, ma sia possibile trovare un punto di incontro tra le peculiarità delle dimensioni locali e le innovazioni provenienti dal mondo globale, e che questo possa avvenire solo attraverso una reale comprensione del fenomeno in corso.

PANORAMICA GENERALE

Parliamo di “Smart City”, città intelligente, da oramai diversi anni. Ancora prima abbiamo discusso di cyberspazio, di città virtuali, di città digitali. Un recente progetto ha promosso la definizione di Ubiquituous City, la città onnisciente, in cui il totale controllo delle informazioni urbane garantisce l’efficienza del sistema-città. Abbiamo sentito parlare di città senzienti, di Network Cities, e potremmo continuare oltre.
Sono decine le terminologie utilizzate negli ultimi decenni per riferirsi alle possibili combinazioni tra la città e le continue innovazioni tecnologiche. Sebbene tale nomenclatura risulti, sulla carta, ben specifica e definita, spesso i termini vengono scambiati tra loro, e i confini concettuali tra le singole definizioni sembrano sfumare nell’applicazione pratica dei svariati progetti. L’impressione è che il concetto di Smart City non sia ben nitido nella nostra mente e risulti difficile comprenderne le peculiarità, specie se applicato a una città vera e propria.
Un primo importante punto da sollevare è che la Smart City, intesa nel senso assoluto e univoco del termine, non esiste. Certo, esistono diverse città che, secondo determinati criteri, possono essere considerate più o meno “smart”. La sostenibilità, l’accessibilità, la mobilità, ma anche il corretto utilizzo delle nuove tecnologie, la presenza di progetti innovativi o il livello di partecipazione dei cittadini possono essere indici di riferimento per indicare la qualità di vita di una determinata città -e quindi, indirettamente, la sua “intelligenza”. È sufficiente una breve ricerca per scoprire quali tra le grandi metropoli sono considerate ai primi posti in questo settore: Singapore, Barcellona, Londra, Helsinki, Amsterdam, San Francisco sono solamente alcuni esempi. Eppure, come dicevamo, nessuno di questi grandi centri può essere considerato la Smart City. Il concetto di Smart City è infatti un paradigma, un modello teorico aperto, pronto per essere modellato e rivisitato nella sua applicazione pratica alle peculiarità -storiche, culturali, architettoniche- dei diversi contesti cittadini. Non è un modello rigido ed esclusivo da applicare seguendo un protocollo prestabilito, ma piuttosto un’idea, un insieme di linee guida che, dato il mondo in continuo cambiamento in cui ci troviamo a vivere, non possiamo più ignorare.
Se da una parte non dobbiamo considerare la Smart City come un “benchmark” esterno da raggiungere ad ogni costo, da un’altra dobbiamo evitare di porre tale concetto in contrapposizione con l’idea che abbiamo delle nostre città.
Globale e locale, tecnologia e tradizione, non sono infatti due dimensioni tra loro inconciliabili, ma piuttosto due realtà sempre più interconnesse. È possibile ripensare e modificare le nostre città senza rinunciare alle peculiarità che caratterizzano il nostro territorio, o meglio ancora dando loro nuova vita grazie alle possibilità concesse dalle nuove tecnologie, dal nuovo sistema-mondo. In quest’ottica il futuro non si presenta più come costellazione di città globali, intese come anonimi complessi avanguardisti, ma come un sistema interconnesso di città vive, uniche, partecipate: di città smart.
Non abbiamo certo la pretesa, in queste brevi righe, di dare una risposta univoca ed assoluta ad una questione già ampiamente discussa negli ultimi anni. La nostra proposta, piuttosto, è quella di lanciare un nuovo possibile punto di riflessione nell’animata discussione circa il futuro nostro e delle nostre città.

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